Nel '91 nasce il circolo pisano di Italia-Cuba. Tra i soci, tutto il gruppo della nascente cellula toscana. Da lì bisogna partire per capire l'eversione degli anni DuemilaNadia Lioce e Cesare Battisti, il caso Biagi, i rapporti fra brigatisti vecchi e nuovi. Polemiche, confessioni e amicizie dell'unico ricercato estradato dalla Francia Guardano agli operai e ai no global, odiano Nadia Lioce e sognano l'insurrezione. In un documento riservato, che Panorama ha letto, struttura e obiettivi di un'organizzazione eversiva. Nordista > Scheda


 
Nell'autunno del 1991 l'Unione Sovietica sta per ammainare la bandiera rossa con falce e martello, il Muro di Berlino è caduto già da due anni e a Pisa un gruppo di giovani extraparlamentari decide di rendere onore all'ultimo baluardo del socialismo reale nel mondo: Cuba. Ragazzi che una dozzina di anni più tardi si sarebbero trovati insieme in prigione, con l'accusa di aver riportato in vita le Brigate rosse. È da quell'autunno che bisogna partire per capire il nuovo terrorismo, ha spiegato, a inizio settembre, ai magistrati di Roma, Cinzia Banelli, la prima pentita delle rinate Br. E Panorama lo ha fatto.

«Il motto era quello di Fidel Castro: socialismo o muerte» ricorda Luigi Fuccini, all'epoca aspirante guerrigliero e oggi affermato chef a pochi passi dall'Arno. Lui è dall'inizio uno dei frequentatori della sede dell'Associazione di amicizia Italia-Cuba, al numero 34 di via Gereschi, poche stanze condivise con i Cobas delle poste, a due passi dal tribunale e dalla questura. Lo statuto ha in calce la firma di Bruno Di Giovannangelo, cobas arrabbiato, il presunto br che da alcune settimane sta collaborando con i magistrati dell'antiterrorismo.

Nel 1992 gli iscritti sono 57, un anno dopo sono quasi tutti spariti, «in primo luogo perché tra i soci non c'era accordo» annota l'allora presidente Arnaldo Cambiaghi. Da una parte c'è chi, come il fotografo Giuseppe Lo Bartolo, utilizza i locali dell'associazione per esporre le sue foto («Il suo interesse personale era ben chiaro e fuori dagli scopi dell'associazione» lo biasima la nota del presidente), dall'altra chi predica la lotta armata. Infatti tra gli aficionados ci sono personaggi come Cinzia Banelli, Bruno Di Giovannangelo, Fuccini e la sua compagna Nadia Desdemona Lioce, i fratelli Maurizio e Fabio Viscido: praticamento l'organigramma completo di militanti e simpatizzanti delle Br toscane. Tutti insieme in nome della revolución.

«Io e Nadia in realtà frequentavamo meno degli altri. Non possedevo nemmeno la tessera» sottolinea Fuccini. Avevano già altri progetti. Comunque l'esordio dell'associazione è volenteroso: il 22 novembre 1991 gli organizzatori portano a Pisa l'ambasciatore cubano in Italia Javier Ardizones, «delegato al IV congresso del Partito comunista cubano». Peccato che dopo pochi anni lo stesso sarebbe stato accusato dal suo governo di essersi intascato gli aiuti italiani all'isola caraibica. Magari anche i fondi raccolti dai futuri brigatisti.

Incontri pubblici, più o meno riusciti, a parte, nelle riunioni interne non è difficile sentire parlare di propositi eversivi e leggere i documenti politici dei Nuclei comunisti combattenti, a cui appartiene la maggior parte dei futuri terroristi. Banelli con i pm ha ricordato quelle serate: «Nel dibattito si parlava anche di lotta armata. Italia-Cuba non aveva alcun rapporto con gli Ncc, ma un partecipante, Giuliano P., utilizzava l'associazione per reclutare».

Vengono tutti dalle stesse esperienze: serate passate a discutere di politica al centro sociale Macchia nera, ad ascoltar musica al Victor Charlie, a manifestare in piazza. Alcuni di loro sono già stati in Nicaragua a portare la loro solidarietà rivoluzionaria al Fronte di liberazione nazionale sandinista (Lioce nell'estate del 1984, Fuccini nel gennaio 1985). Un'attività politica tutta in prima linea con qualche incidente di percorso: come le perquisizioni per l'omicidio br dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti o le denunce per i blocchi stradali e le occupazioni del movimento studentesco della Pantera. Quindi arrivano gli anni 90 e nasce Italia-Cuba: anche se non è il quartier generale degli Ncc, la loro storia si intreccia.

Il 19 ottobre 1992 nella capitale i Nuclei rivendicano un attentato alla Confindustria, il 10 gennaio 1994 colpiscono il Nato defence college. Ormai sono una realtà temuta dagli investigatori dell'antiterrorismo. Negli stessi mesi il circolo pisano prima fiorisce, poi si sfascia. Forse perché alcuni militanti sono troppo impegnati nella propaganda armata, forse perché i loro discorsi infastidiscono altri compagni poco propensi alla guerriglia. Le divergenze ideologiche non mancano. Per esempio un socio, Adriano A., racconta Banelli, non viene accolto negli Ncc «perché aveva posizioni non convergenti». Tra una discussione e un'altra, via Gereschi chiude e lascia i locali al centro di documentazione Filorosso di Viareggio, oggi Linearossa, collegato ai Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo di Giuseppe Maj, arrestato nel 2003 a Parigi. Insomma, Che Guevara sull'Arno continua a raccogliere proseliti tra personaggi in odore di eversione.

Oggi che cosa resta di quell'esperienza filocastrista? Al 34 di via Gereschi c'è una ditta di informatica e la nuova associazione Italia-Cuba è rinata circa due anni fa in via di Nudo. «Con quel passato non abbiamo nessun collegamento» precisa il portavoce Roberto Nannetti. Ed è solo una coincidenza se l'attuale segretario, Roberto Venturi, vive a Vecchiano (Pisa), non lontano dalla casa di Banelli.

«All'epoca per ottenere le tessere bastava pagare la quota associativa» assicura da Milano Roberto Foresti, presidente dell'Associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba. «Nonostante lo statuto sia del 1984, solo dal 1993 ci siamo dati un'organizzazione che consente di controllare i singoli circoli».
Oggi Italia-Cuba conta quasi 90 sedi ed è presente in 17 regioni, con 4.500 iscritti. I circoli sono ospitati in locali Arci, case del popolo, sezioni di partito (quasi sempre Rifondazione comunista), sedi sindacali. Al Sud, dove ci sono meno militanti, soprattutto presso privati cittadini. A livello istituzionale Italia-Cuba è inserita nel registro nazionale delle associazioni di promozione sociale del ministero del Welfare. Nella speranza che i terroristi italiani stiano lontani dalla causa cubana.