Uno dei medici che ha disertato dal Venezuela, il Dott. Otto Sanchèz ha fatto delle importanti dichiarazioni, ha spiegato che i medici Cubani sono più di mille in Venezuela e che questi assieme ai tremilasettecento militari hanno in effetti un piano preciso per evitare che Venezuelani possano conquistare la democrazia cacciando il neo dittatore in erba Chavez, il piano si chiama "Piano Caiman" e comprende l'uso dell'esercito cubano e dei consiglieri militari per sedare nel sangue ogni tentativo di eliminare Chavez poichè questo significherebbe la fine delle forniture di petrolio per Cuba, petrolio di cui Cuba non può fare a meno.
Il dott. Sanchèz ha ribadito anche una cosa che tutti i cubani sanno bene, il vero motivo per cui molti medici si recano in Venezuela e in altri paesi del centro e sud america, denaro, semplicemente il denaro che pagano i paesi che necessitano aiuto che in parte viene incassato dal governo cubano che in fin dei conti ci guadagna fornendo i medici e in parte và ai medici stessi che così hanno un consistente aumento di stipendio che arriva alla cifra di cinquantadollari al mese e che dovrebbe mantenersi tale anche alla conclusione della missione estera. Anche la necessità di coprire attività di appoggio alla guerriglia di alcuni paesi confinanti al Venezuela richiede la presenza di falsi medici tra quelli veri che altro non sono che consiglieri militari e agenti della sicurezza cubani.
Aggiungo che nonostante le promesse pare che negli ultimi mesi il governo cubano abbia tirato un brutto scherzo a parecchi medici (veri)che sono tornati da missioni all'estero, cioè non ha mantenuto la promessa di pagare cinquanta dollari al mese, e non ha pagato neppure un centesimo per il lavoro svolto. Castro sà bene che nessuno avrà l'ardire di bussare alla sua porta per avere lo stipendio. E' da segnalare anche che in Venezuela sono avvenute uccisioni misteriose di medici cubani, questa notizia l'ho avuta direttamente da familiari di una vittima, ovviamente a Cuba nessun mezzo di informazione ne ha dato notizia, e che circa trenta medici cubani hanno disertato e sono spariti attraversando il confine Venezuelano per evitare di tornare a Cuba, anche di queste defezioni nessuna notizia a Cuba naturalmente.

E queste sono le ultime notizie dal Venezuela, l'impressione è che tra non molto il piano Caiman dovrà scattare:
Un nuovo trucco del regime, leggi retroattive contro coloro che hanno votato su schede giá riempite con i dati anagrafici. Il Consiglio Nazionale Elettorale attraverso alcuni dei suoi vari personaggi legati al regime ha fatto circolare voci sulla possibile approvazione di un nuovo regolamento che proibisce le votazioni su schede le quali per facilitare il procedimento elettorale sono gia riempite con i dati anagrafici dei votanti i quali devono poi apporre la frima autentica e la impronta digitale.

Quasi due milioni di firme che garantiscono la chiamata al referendum revocatorio dell'attuale presidente Hugo Chavez verrebbero automaticamente eliminate e con esse la speranza di tutto un popolo ad incontrare la pace attraverso l'unico meccanismo democratico. le urne elettorali. É evidente che tale nuovo regolamento si basará su precedenti storici assolutamente falsi peró altrettanto tergiversati per convincere il resto dei paesi e gli organismi internazionali che il votare come semplice atto di scegliere un cammino democratico per risolvere i propblemi politici si deve riassumere in un atto manoscritto, frimato, con stampata l'impronta digitale e da realizzarsi unicamente alla presenza di autoritá pubbliche come lo sono i testimoni giurati di seggio.

In nessun paese che appartiene come il Venezuela alla OEA, alla ONU e che partecipa a tutti gli atti politici protocollari nel mondo si sono violati cosí sfacciatamente i diritti fondamentali e le leggi tanto civili come penali. Uno dei principi fondamentali dei codici legali é giustamente la non retroattivitá delle leggi e dei regolamenti emessi e ció giustamente a protezione dei cittadini i quali in principo non possono essere giudicati colpevoli e pertanto condannati in base a una legge o regolamento posteriore al presunto delitto. Un delitto esiste in quanto una legge lo determina soprattutto quando lo si considera nel campo civile, elettorale.

Il regime rivoluzionario castro-bolivariano di Hugo Chavez pretende attraverso un nuovo regolamento che intenta far approvare dal Consoiglio Nazionale Elettorale condannare situazioni anteriori al regolamento stesso. Cioé tutti i voti o firme i quali pur essendo emessi in data anteriore alla nuova legge non si adeguano alla stessa saranno condannati ad essere annullati. Per estensione potremmo affermare che tutte le elezioni che hanno avuto luogo nella nazione a partire della guerra di indipendenza sono nulle giá che secondo il nuovo regolamento non sono totalmente manoscritte dal votante e incluso l'attuale presidente é assolutamente illegale giá che nei voti emessi in tale occasione esisteva una parte stampata che avrebbe dovuto essere riempita a mano per ottenere il valore del voto.

Probabilmente nei giorni festivi del carnevale, giorni nei quali la popolazione approfitta per liberare lo stress causato da una situazione estremamente difficile tanto nel campo politico come economico il regime approfitterá per lanciare in sordina la nuova legge e cosí poter dichiarare la morte prematura del processo elettorale.

Noi stiamo vigilando perche questo non succeda, saranno gli osservatori internazionali alltrettanto attenti a che non si infrangano leggi cosí elementari ?.
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Aggiornamento 25/02/2004 sul tentativo di Chavez di assumere il conrollo totale del Venezuela.
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.La politica di Chavez tende ad un nuovo comunismo, troppo grande è la paura di fare la fine di Cuba. Gli oppositori non ci stanno e scendono a migliaia in piazza contro Chavez. Il referendum sembra essere l’unico sistema per risolvere la crisi politica, ma la sua attuazione è piena di ostacoli.
(Angelica Giambelluca)

Equilibri.net (26 febbraio 2004) 

Politica estera: da un pericoloso isolamento ad un riscatto internazionale

La destituzione del ministro degli esteri Chaderton, considerato uno dei maggiori sostenitori dell’amicizia tra Cuba e Venezuela ha fatto tirare un sospiro di sollievo a Washington, ma non cambia sostanzialmente la linea di politica estera intrapresa dal presidente venezuelano: i rapporti con Cuba continuano, nonché con Libia e Iraq, quindi continua ad apparire opportuno per Stati Uniti e Unione Europea monitorare la situazione venezuelana. Il referendum chiesto dagli oppositori potrà mettere in discussione il futuro di Chavez in Venezuela e la sua importanza riguarda non solo la politica interna, ma anche i rapporti con i paesi vicini: se infatti è molto probabile una sconfitta del presidente nel suo paese, è altresì vero che il suo progetto rivoluzionario sta rinascendo a livello internazionale. Con Clinton presidente degli Stati Uniti, Chavez aveva buoni rapporti, nonostante la sua linea tendente a sinistra e i suoi fitti legami con Fidel Castro. Inoltre Chavez si era distinto quale interlocutore per i negoziati di pace tra il governo colombiano e la Farc, la guerriglia colombiana protagonista della guerra civile in quel paese. Ma con Bush le cose sono cambiate, portando il Venezuela ad un progressivo isolamento: la politica protezionistica e la sua crescente amicizia con Cuba hanno aumentato i sospetti degli Stai Uniti e le distanze dei paesi vicini. Dopo l’11 settembre poi, è inutile specificare l’aumento delle tensioni col Venezuela, dovute ai suoi rapporti con l’”Asse del male”. Poi il fallito colpo di stato a Chavez nell’aprile 2002, orchestrato da Washington, ha ridato voce al Venezuela, guadagnando i consensi degli altri paesi che consideravano il golpe incostituzionale. Inoltre i leader di Brasile, Argentina e Ecuador simpatizzano per Chavez e con lui adottano una linea critica nei confronti di Bush e della sua politica estera. Questa convergenza dei tre paesi fa temere all’amministrazione americana la nascita di una nuova sinistra sudamericana e i tentativi americani di incolpare il Venezuela di intrattenere rapporti con la Farc, non ha fatto che peggiorare sensibilmente le relazioni tra questo paese e la Colombia. Il Venezuela non si è lasciato scappare l’occasione di criticare aspramente la politica estera statunitense nella guerra all’Iraq, riuscendo a far ammettere all’amministrazione Bush i suoi doveri secondo le norme internazionali anti-terrorismo, ottenendo l’estradizione di alcuni Venezuelani residenti a Miami dopo aver attentato Caracas con una serie di bombe nel 2003. Se il consiglio elettorale nazionale non verificherà il numero di firme necessario per indire il referendum, è molto probabile che l’opposizione chiederà aiuto a Washington come per il colpo di stato del 2002, ma questa volte le cose sono ben diverse da allora e una cooperazione fra oppositori e Casa Bianca non sembra essere plausibile.

Economia: Chavez vuole il controllo della Banca Centrale

L’indipendenza dell’Istituto di credito statale sembra essere in serio pericolo a causa delle continue pressioni da parte del presidente venezuelano per aumentare i prestiti al settore agricolo, ai contadini in primo luogo. Chavez aveva chiesto un miliardo di dollari, ma per la banca centrale un simile prestito viola il regolamento dell’istituto di credito. L’obiettivo principale per Chavez è la rivitalizzazione del settore agricolo e il partito di governo sta cercando in tutti i modi di introdurre nuove riforme per rimpiazzare l’attuale consiglio d’amministrazione della Banca. Nonostante le tensioni, gli investitori e gli speculatori sembrano vedere positivamente il mercato venezuelano, tanto da comprare i titoli velocemente. Occorre però che Chavez limiti le sue minacce alla banca centrale, perché, durante lo scorso gennaio, la voce che volesse prendere il controllo dell’istituto di credito ha provocato la caduta di prezzo di alcuni importanti titoli. La sua potrebbe essere una mossa politica, infatti i prestiti erogati ai contadini avverrebbero tra febbraio e maggio, proprio in coincidenza con l’organizzazione del referendum, tanto da comportargli un aumento di popolarità nel settore agricolo. Ma una buona fetta di opinione pubblica è convinta che Chavez non demorderà finché non otterrà il controllo completo della Banca centrale e questo potrebbe causargli un allontanamento degli investitori, che non si fidano di un istituto di credito alle totali dipendenze dello Stato, con una conseguente destabilizzazione del mercato finanziario.

Società e politica: cresce la tensione tra PDVSA e il consiglio di amministrazione, e le questioni politiche diventano piaghe sociali

La PDVSA, la compagnia petrolifera statale del Venezuela, cambia per la sesta volta il consiglio d’amministrazione, cosa che infastidisce la classe lavoratrice, percependo il cambiamento come un’abile mossa politica da parte del presidente del Venezuela Chavez. Le divergenze politiche all’interno del PDVSA sono molteplici, sia all’interno della classe lavoratrice sia tra i membri del consiglio d’amministrazione, e queste tensioni potrebbero avere serie conseguenze sulla produzione. Lo sciopero che colpì il paese due anni fa, creando una crisi economica spaventosa, ha lasciato il segno e i sostenitori di Chavez si lamentano principalmente del fatto che alcuni partecipanti del famoso sciopero occupino ancora posizioni di rilievo nella compagnia. Vorrebbero inoltre più dibattiti sulle energie e risorse naturali del paese e denunciano i frequenti atti di sabotaggio della produzione da parte degli oppositori, denuncie che non trovano adeguata risposta. L’opposizione lamenta una grande mancanza di professionalità e una troppa ingerenza militare nella compagnia, oltre al fatto palese che il management dell’azienda sia troppo politicizzato a causa dei grandi interventi del governo. Gli elementi più politicizzati all’interno del consiglio di amministrazione sembrano avere vita più semplice e carriera più folgorante dei colleghi moderati o apolitici, creando in questi ultimi un grande senso di inadeguatezza e frustrazione. La compagnia è una sorta di stato nello stato, ma dal 1998 è passata ad una totale dipendenza dal ministro delle energie. La vera arma dell’opposizione è il blocco della produzione attraverso sabotaggi, e in questo periodo le manifestazioni si moltiplicano a favore di un possibile referendum nei prossimi mesi per destituire Chavez. La realtà dimostra che questi sabotaggi hanno avuto scarsa rilevanza, un po’ perché si preferisce il negoziato alla violenza e un po’, e forse è questo il vero motivo, perché gli esponenti più in vista dell’opposizione sono monitorati all’interno della compagnia. Sembra quindi prospettarsi all’orizzonte un ammorbidimento da entrambe le parti, ma prima di arrivare a qualsiasi conclusione positiva, occorrerà attendere il risultato del referendum.

Il dibattito interno sul referendum

Ormai la politica in Venezuela è diventata un vero fatto sociale, quasi un problema, e molti commercianti, come ristoratori o baristi preferiscono che i clienti lascino fuori dalla porta tutte le loro considerazioni politiche, per evitare qualsiasi problema o tensione all’interno dei locali o provocare spiacevoli incidenti. Ognuno è libero di credere in ciò che vuole, come per la religione, e i commercianti sono disposti ad accettare qualsiasi cliente di qualsivoglia parte politica, a loro non interessa, pensano solo agli affari. La politica deve essere una parte della vita sociale, non deve diventarne la parte centrale. Una recente ricerca ha messo in evidenza un tentativo di riavvicinamento tra oppositori e sostenitori di Chavez, forse a causa della mobilitazione del settore privato nel rifiutare qualsiasi coinvolgimento politico o forse a causa dello sciopero del 2002 che aveva devastato il paese. Ma queste ricerche non bastano a fermare la caccia alle firme che stanno compiendo gli oppositori di Chavez, i Chavistas, per destituire il presidente con il referendum. Ad oggi sono state raccolte 3.4 milioni di firme e il consiglio nazionale per elezione dovrebbe verificare la validità delle stesse. In caso positivo il referendum verrà organizzato entro tre mesi. Chavez risponde a questa opposizione con una serie di verifiche legali sul regolare procedimento del referendum. Secondo la costituzione del Venezuela del 2000, se il presidente in carica viene destituito prima della fine del secondo anno del suo mandato, entra immediatamente in carica il vicepresidente senza elezioni. Se l’opposizione si accontenta di scaricare Chavez e rimpiazzarlo con “un suo simile”, il referendum dovrà avvenire prima del prossimo primo agosto. Il centro Carter, che coordina il referendum, si difende dalle accuse di lentezza nelle operazioni avanzate dall’opposizione, spiegando che si sta facendo tutto il possibile: se le firme ci saranno, gli oppositori non dovranno preoccuparsi di niente. In tutto questo marasma, pieno di proteste, manifestazioni e ricco di tensioni, il vice presidente Ranger sembra cogliere un elemento positivo: si dice infatti sicuro che la situazione si sta chiarendo e che la via della riconciliazione è vicina.

Conclusioni

Il Venezuela è tuttora in preda ad una grande crisi istituzionale, l’opposizione ha una crescente paura di veder trasformato il proprio paese in una nuova Cuba e spera nello strumento referendario per riuscire a spodestare definitivamente Chavez, visto da molti solo come un dittatore. I Chavistas non si fidano neanche del consiglio Nazionale per l’elezione e lamentano simpatizzanti di Chavez al suo interno. Negli ultimi giorni le marce contro il presidente sono continuate senza sosta, obbligando l’intervento delle forze armate per calmare la situazione. Erano in 20.000 per la strada che porta alla sede del consiglio, strada occupata guarda caso da un gigantesco mercato popolare, voluto proprio dal governo, che ha evidentemente bloccato la via ai manifestanti. Chavez ha inoltre minacciato di prendere il totale controllo delle televisioni se queste inciteranno con programmi in diretta gli oppositori. Le sfide legali che il presidente lancia al processo referendario sono ormai all’ordine del giorno e il governo denuncia forti irregolarità nelle firme: alcune sarebbero di uomini morti o bambini, altre sarebbero addirittura doppie; finora le firme invalidate ammontano a 265.ooo, ma la cifra è destinata evidentemente a salire. Il referendum è solo l’ultima delle azioni intraprese contro Hugo Chavez: dopo il fallito colpo di stato del 2002, all’inizio dello scorso anno era stato organizzato uno sciopero che aveva causato una grave crisi economica nel paese. L’opposizione vuole salvare la democrazia venezuelana e la sua economia a tutti i costi e Chavez si dice pronto ad usare qualsiasi misura necessaria per porre fine a questo “disastro e frode”. In sostanza il consiglio nazionale per l’elezione è giunto ad un nulla di fatto, le verifiche delle firme hanno subito ritardi, molte le complicazioni nelle procedure di verifica: in poche parole una serie di indugi forse esagerati, che sembrano essere dettati da una grande paura su cosa succederà nel caso in cui le firme siano valide e sufficienti per convalidare il referendum. Le autorità per le elezioni hanno specificato che le verifiche saranno effettuate entro marzo. Troppa è la paura delle conseguenze di questo atto, il presidente accusa l’opposizione di star organizzando un altro colpo come quello del 2002, c’è una grande paura e sospetto da entrambi le parti e a farne le spese sembra anche la televisione privata, che minaccia di perdere la sua indipendenza e di finire sotto il controllo del governo, ciò che segnerebbe un altro duro colpo alla già fragile democrazia venezuelana. Il referendum sembra quindi rappresentare la grande svolta del Venezuela: non farlo provocherebbe un’ondata di agitazioni che destabilizzerebbero il paese, mentre farlo sarebbe una riprova della forza delle istituzioni. In base ai dati raccolti non si può realmente predire i risultati del referendum, se gli elettori dovessero votare solo un si o un no alla presidenza di Chavez, forse vincerebbero i no, ma il referendum potrebbe essere più articolato e presentare diverse alternative. Occorre solo aspettare.
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